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SGD 15.22

“La formazione di regimi oligarchici nel seno dei regimi democratici moderni è organica. In altri termini, essa è da considerarsi quale tendenza, alla quale deve soggiacere ogni organizzazione, persino la socialistica, persino la libertaria. […] Se vi è una legge sociologica, a cui sottostanno i partiti politici – e prendiamo qui la parola politica nel suo senso più lato – questa legge, ridotta alla sua formula più concisa, non può suonare che all'incirca così: 'L'organizzazione è la madre della signoria degli eletti sugli elettori'. […] Forse, se non trova la guarigione, la malattia oligarchica trova pure un certo sollievo nel principio stesso della democrazia, che si adopera costantemente a rendere accessibili le fonti della cultura a masse di popolo sempre più estese. Gli è che un maggior grado di cultura significa un maggiore grado di capacità di controllare. A guidare delle masse colte non si hanno le mani così libere, come a guidare delle masse incolte.” (Roberto Michels)
I saggi qui presentati ai lettori – e la successiva bibliografia – vogliono fornire in un breve panorama di insieme alcune delle ragioni del perdurare dell'“attualità” e del valore argomentativo delle analisi di Michels sui limiti e contraddizioni della (plurìvoca) democrazia, sui processi involutivi oligarchici interni alle organizzazioni sociali e politiche – partititi, movimenti, sindacati, o altre forme associative strutturate –, con uno sguardo anche alla sua particolare declinazione “della grandiosa teoria detta della circolazione delle élites”. Il volume contiene anche, in lingua originale, alcuni scritti – sulla democrazia, i partiti e le oligarchie – di James Bryce, oggi per lo più confinato nelle biblioteche degli storici.

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